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Pino Genovese

Pino Genovese è nato a Roma nel 1953.

Figlio d’arte: suo padre, lo scultore Rocco Genovese, lo segue nei primi insegnamenti del disegno. Lo coinvolge anche nelle fotografie di alcune sue opere. Amante del fumetto, realizza illustrazioni surreali e disegni che lo ispireranno poi nella composizione delle sue sculture. Si diploma come designer all’ISIA di Roma, nel primo corso, diretto dallo scultore Aldo Calò. Inizia a lavorare nello studio di graphic design di Alfredo De Santis, dove apprende le prime nozioni di arte grafica e manifesti pubblicitari. Lavora anche in uno studio per audiovisivi. Entra nella compagnia teatrale “La Zattera di Babele” di Carlo Quartucci e Carla Tatò, lavorando per cataloghi e allestimenti. Nella stessa compagnia, nell’ambito della rassegna “Rosenfest concerto per arti ’86”, con la direzione artistica di Rudi Fuchs, collabora alle scenografie realizzate da artisti contemporanei come Paolini, Fabro, Nitsch, Cucchi, per la “Pentesilea” (Teatro Olimpico, Roma). E ancora nella “La montagna gialla, video installazione”, “Ouverture, scene teatrali per videoset”, “Primo amore” – ect. Per lo spettacolo “Elogio della Follia” (regia di Massimiliano Troiani – Teatro Manzoni, Milano) collabora alle scenografie firmate da Enzo Cucchi. Cura gli allestimenti delle retrospettive del padre, prematuramente scomparso nel 1981. (La Salerniana, ex Convento San Carlo, Erice (Trapani) 1988 – Palazzo Braschi, Roma 1994). Comincia a lavorare più approfonditamente per sé stesso nello studio di Lavinio, sua nuova casa, e la natura e il mare sono le sue accompagnatrici di ispirazione. Dopo un periodo dedicato alla scultura, senza mai tralasciare il disegno suo fedele accompagnatore di sempre, comincia a lavorare nel campo delle installazioni, fotografando tutti i suoi lavori con una rolleycord 6 x 6, eredità paterna. Il suo attaccamento alla natura (ha vissuto da piccolo in sintonia con i campi di suo nonno, siciliano, trasferitosi a Roma per seguire il lavoro del figlio) lo porta a scrivere, disegnare e realizzare opere con materiale trovato in spiaggia, levigato, e nel sottobosco delle pinete. Grazie ai viaggi in Africa, (Mauritania, Mali, Niger, Marocco, Tunisia), si rafforza l’interesse per la natura arcaica e antropologica.

Mostre principali

1992 Milano, “Imaginaria ‘92”, Palazzo Durini

1995 Praga, “In-tensione”, Accademia di arti applicate, testo critico di Teresa Zambrotta

1998 Santiago de Cuba, Centro Culturale Africano, testo critico di Jorge Montoja

2001 Roma, mostra personale, “Preservare l’informazione, tempo circolare”, Il Punto di Svolta,

testo di Renato Mambor

2002 Roma, “Molteplici virtuali” (Musica Verticale), Reflexioni, interazioni fra suono e forma, Sala 1

2004 Roma, “La figura assente IV/IV”, L.I.Art, testo critico di Marcello Carriero

2006 Calcata, “Artemisia”, Museo Opera Bosco, patrocinio di Philippe Daverio

2007 Sermoneta, (Latina) “Fuori dalla gabbia”, chiesa di San Nicola, Erice, (Trapani), “Artprocess”, La Salerniana

Calcata, “Artemisia”, Museo Opera Bosco, relazione di Philippe Daverio

2008 Calcata, “Artemisia”, Museo Opera Bosco

Nettuno (Roma), “Rifrazioni” festival delle arti performative, ex Divina Provvidenza

Montecelio (Roma), “Aria/ vento/ volo”, a cura di Lucrezia Rubini

2009 Roma, mostra personale Centro Luigi Di Sarro, testo critico Anna Cochetti

Caltagirone, Corte Capitaniale, “Del disegno/della fotografia”, ideazione e cura Domenico Amoroso e Sylvia Franchi

2010 Nettuno (Roma) Rifrazioni, festival delle arti performative

Nettuno (Roma), Artemisia, arte nella natura, Torre Astura

2011 Roma, Woyzeck primo studio, spettacolo di arti visive, musica, performances. Risinglove

Ardea (Roma), Manzù l’arte e il territorio: 7° giornata del contemporaneo, Museo Manzù, intervista di Marcella Cossu

2012 Ardea (Roma), Woyzeck secondo studio, 8° giornata del contemporaneo, Museo Manzù

2013 Napoli, Woyzeck, Galleria Toledo, chiesa san Giuseppe delle Scalze, Museo Nitsch.

Circeo (Latina), OdisSea contemporanea, Vigna La Corte, Torre dei Templari

2014 Venezia, Isola della Certosa, VeneziArchiNature, MiBAC

Circeo (Latina) OdisSea contemporanea, Darsena Ponte Rosso

Sermoneta (Latina), Eventi 2014, Chiesa San Michele Arcangelo

2015 Piazzola sul Brenta (Padova) Biennale di scultura – Sculture in piazza in acqua, in aria, testo di Vittoria Coen

Sarteano (Siena), Riserva naturale di Pietraporciana, Simbiosi – Open Art tra natura e storia, a cura di Anna Cochetti e Linda Coppi con un testo di Rita Olivieri

2016 Roma, Academia Belgica, Meme Bosco – mostra di arte contemporanea

Terracina (Latina), Spazio Bianco, La terra di Caino – Installazione/performance

Stromboli (isole Eolie), Festa del Teatro Ecologico, Installazione

2017 Roma, Teatro Tor Bella Monaca, Hamlet Again, Installazione

Montenero Sabino (Rieti) Castello Orsini, Tafès (sepolture) mostra Tagliolini Genovese

Torino, Parco del Po Le Vallere, riserva Unesco, progetto Green Grain, Installazione

2018 Fiumicino (Roma) Arteporto, Porto di Traiano.

Roma, MACRO ASILO, “Autoritratto” e presentazione catalogo monografico

2019 Latina, Giardini del Palazzo Comunale.

Latina, Libreria Feltrinelli, Territori Terreni: disegni

Colle di Tora, (Rieti), lago del Turano, residenza d’artista. Performance e video

2020 Latina, Le Ferriere, parco archeologico Satricum, Installazione permanente.

Monografia e video

2009 Pino Genovese, Roma, Centro Luigi Di Sarro, a cura di Anna Cochetti.

2012 FiumeRocciaArenaBosco (Luoghi d’artista), video a cura di Opera Bosco Museo Arte nella natura. MUSART Sistema Museale del Lazio

2014 VeneziArchiNature, nasce e rinasce, isola della Certosa (Venezia), film a cura di Opera Bosco, iniziativa istituzionale MIBACT

2018 Pino Genovese, Roma, MACRO ASILO, testi di Emanuele Coco e Stefano Rana.

… … Le opere di Pino Genovese sono una guida, un filtro di attenzione, nel rapporto che noi abbiamo con la natura e il nostro ambiente. L’impermanenza di tutti i fenomeni, a parlar chiaro la nostra paura della morte, usa l’arte come segno di immortalità – non come sempre hanno suggerito perché le opere sopravvivono all’artista – ma perché l’arte coglie al di là dell’apparenza la circolarità latente – nascita morte nascita – L’arte di Pino Genovese come antidoto alla nostra paura.

Renato Mambor (da: “Preservare l’informazione. Tempo circolare”. 2001)

… …Negli interventi in spazi aperti, la materia naturale introietta il tempo, in quanto soggetto che interagisce nella sua trasformazione, come elemento linguistico dell’opera. Al tempo stesso l’opera rinvia, per queste sue qualità, ad un tempo remoto, rituale, che ne costituisce il fondamento di riferimento concettuale e teorico, come ad una sorta di immanenza di “tempo sacro” nel tempo presente.Il medium fotografico testimonia lo spazio della distanza tra il tempo iniziale, in cui l’evento si è realizzato, e il tempo finale in cui l’opera si è trasformata: nella corrispondenza che si instaura tra le due visioni fissate nell’immagine fotografica permane la memoria di un tempo circolare.

Anna Cochetti (da: “Cosmografie” – L’Io, La Materia, Il Tempo. 2001)

Pino Genovese individua porzioni di paesaggio in cui segna dei tracciati immaginari dai quali estrapola i materiali per una costruzione. L’artificio minimo, usato nel suo lavoro, si basa sul semplice spostamento e riorganizzazione dei dati naturali e fa pensare ad un atteggiamento derivante dal pensiero di F. L. Wright se non altro per la caratteristica continuità tra progetto imposto e materiale reperito, una mobilitazione del caos naturale verso un edificio che sembra frutto di un intimo risarcimento dalla perdita di memoria dell’origine. Così la caverna, la capanna, l’imbarcazione primitiva, oltre ad essere simboli culturali, per Genovese sono segni del passaggio nel paesaggio, in “quel” paesaggio carico di punti di orientamento che segnano la mappa di un’esperienza singolare del mondo.

Marcello Carriero (da “La Figura Assente” – Casina Giustiniani –L.I.ART 2004)



Mostre principali

1992 Milano, “Imaginaria ‘92”, Palazzo Durini

1995 Praga, “In-tensione”, Accademia di arti applicate, testo critico di Teresa Zambrotta

1998 Santiago de Cuba, Centro Culturale Africano, testo critico di Jorge Montoja

2001 Roma, mostra personale, “Preservare l’informazione, tempo circolare”, Il Punto di Svolta,

testo di Renato Mambor

2002 Roma, “Molteplici virtuali”(Musica Verticale), Reflexioni, interazioni fra suono e

forma, Sala 1

2004 Roma, “La figura assente IV/IV”, L.I.Art, testo critico di Marcello Carriero

2006 Calcata, “Artemisia”, Museo Opera Bosco, patrocinio di Philippe Daverio

2007 Sermoneta, (Latina) “Fuori dalla gabbia”, chiesa di San Nicola

Erice, (Trapani), “Artprocess”, La Salerniana

Calcata, “Artemisia”, Museo Opera Bosco, relazione di Philippe Daverio

2008 Calcata, “Artemisia”, Museo Opera Bosco

Nettuno (Roma), “Rifrazioni” festival delle arti performative, ex Divina Provvidenza

Montecelio (Roma), “Aria/ vento/ volo”: a cura di Lucrezia Rubini

2009 Roma, mostra personale Centro Luigi Di Sarro, testo critico Anna Cochetti

Caltagirone, Corte Capitaniale, “Del disegno/della fotografia”, ideazione e cura Domenico

Amoroso e Sylvia Franchi

2010 Nettuno (Roma) Rifrazioni, festival delle arti performative

Nettuno (Roma), Artemisia, arte nella natura,Torre Astura

2011 Roma, Woyzeck primo studio, spettacolo di arti visive, musica, performances. Risinglove

Ardea (Roma), Manzù l’arte e il territorio: 7° giornata del contemporaneo, Museo Manzù,

intervista di Marcella Cossu

2012 Ardea (Roma), Woyzeck secondo studio, 8° giornata del contemporaneo, Museo Manzù

2013 Napoli, Woyzeck, Galleria Toledo, chiesa san Giuseppe delle Scalze, Museo Nitsch

. Circeo (Latina), OdisSea contemporanea, Vigna La Corte, Torre dei Templari

2014 Venezia, Isola della Certosa, VeneziArchiNature, MiBAC

Circeo (Latina) OdisSea contemporanea, Darsena Ponte Rosso

Sermoneta (Latina), Eventi 2014, Chiesa San Michele Arcangelo

2015 Piazzola sul Brenta (Padova) Biennale di scultura – Sculture in piazza in acqua, in aria, testo

di Vittoria Coen

Sarteano (Siena), Riserva naturale di Pietraporciana, Simbiosi – Open Art tra natura e storia, a cura di Anna Cochetti e Linda Coppi con un testo di Rita Olivieri

2016 Roma, Academia Belgica, Meme Bosco – mostra di arte contemporanea

Terracina (Latina), Spazio Bianco, La terra di Caino – Installazione/performance

Stromboli (isole Eolie), Festa del Teatro Ecologico, Installazione

2017 Roma, Teatro Tor Bella Monaca, Hamlet Again, Installazione

Montenero Sabino (Rieti) Castello Orsini, Tafès (sepolture) mostra Tagliolini Genovese

Torino, Parco del Po Le Vallere, riserva Unesco, progetto Green Grain, Installazione

2018 Fiumicino (Roma)Arteporto, Porto di Traiano.

Roma, MACRO ASILO, “Autoritratto” e presentazione catalogo monografico

2019 Latina, Giardini del Palazzo Comunale.

Latina, Libreria Feltrinelli, Territori Terreni: disegni

Colle di Tora, (Rieti), lago del Turano, residenza d’artista. Performance e video

2020 Latina, Le Ferriere, parco archeologico Satricum, Installazione permanente.

Monografia e video

2009 Pino Genovese, Roma, Centro Luigi Di Sarro, a cura di Anna Cochetti.

2012 FiumeRocciaArenaBosco (Luoghi d’artista), video a cura di Opera Bosco Museo Arte nella natura. MUSART Sistema Museale del Lazio

2014 VeneziArchiNature, nasce e rinasce, isola della Certosa (Venezia), film a cura di Opera Bosco, iniziativa istituzionale MIBACT

2018 Pino Genovese, Roma, MACRO ASILO, testi di Emanuele Coco e Stefano Rana.

… … Le opere di Pino Genovese sono una guida, un filtro di attenzione, nel rapporto che noi abbiamo con la natura e il nostro ambiente. L’impermanenza di tutti i fenomeni, a parlar chiaro la nostra paura della morte, usa l’arte come segno di immortalità – non come sempre hanno suggerito perché le opere sopravvivono all’artista – ma perché l’arte coglie al di là dell’apparenza la circolarità latente – nascita morte nascita – L’arte di Pino Genovese come antidoto alla nostra paura.

Renato Mambor (da: “Preservare l’informazione. Tempo circolare”. 2001)

… …Negli interventi in spazi aperti, la materia naturale introietta il tempo, in quanto soggetto che interagisce nella sua trasformazione, come elemento linguistico dell’opera. Al tempo stesso l’opera rinvia, per queste sue qualità, ad un tempo remoto, rituale, che ne costituisce il fondamento di riferimento concettuale e teorico, come ad una sorta di immanenza di “tempo sacro” nel tempo presente.Il medium fotografico testimonia lo spazio della distanza tra il tempo iniziale, in cui l’evento si è realizzato, e il tempo finale in cui l’opera si è trasformata: nella corrispondenza che si instaura tra le due visioni fissate nell’immagine fotografica permane la memoria di un tempo circolare.

Anna Cochetti (da: “Cosmografie”- L’Io, La Materia, Il Tempo. 2001)


Pino Genovese individua porzioni di paesaggio in cui segna dei tracciati immaginari dai quali estrapola i materiali per una costruzione. L’artificio minimo, usato nel suo lavoro, si basa sul semplice spostamento e riorganizzazione dei dati naturali e fa pensare ad un atteggiamento derivante dal pensiero di F. L. Wright se non altro per la caratteristica continuità tra progetto imposto e materiale reperito, una mobilitazione del caos naturale verso un edificio che sembra frutto di un intimo risarcimento dalla perdita di memoria dell’origine. Così la caverna, la capanna, l’imbarcazione primitiva, oltre ad essere simboli culturali, per Genovese sono segni del passaggio nel paesaggio, in “quel” paesaggio carico di punti di orientamento che segnano la mappa di un’esperienza singolare del mondo.

Marcello Carriero (da:”La Figura Assente”- Casina Giustiniani –L.I.ART 2004)


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