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Nazzareno Flenghi



Nazzareno Flenghi è nato a Pomezia nel 1957.

Ha frequentato l’Istituto d’Arte di Pomezia ed in seguito si è diplomato in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma sotto il magistero di Emilio Greco.

Insegna presso l’Istituto Statale d’Arte di Pomezia ed esercita l’attività di scultore dedicandosi pure ad opere di oreficeria.

Nell’inverno 2005-2006 si è avvalso di una mostra personale presso il Museo Archeologico di Pratica di Mare dal titolo Aurifices, un ‘esposizione di gioielli ispirati a quelli che decorano le statue votive conservate nel museo. Le opere eseguite in quell’occasione sono attualmente conservate presso l’istituzione museale.

Nella primavera-estate del 2008 ha esposto le sue opere presso la Torre Civica di Pomezia nella mostra Sculture di Nazzareno Flenghi a cura di Daniela De Angelis; la stessa esposizione è stata ospitata nella Sala Consiliare del Comune di Sant’Agata Feltria nell’ottobre 2008.

Ha preso parte, sempre nell’autunno 2008, alla mostra collettiva “Nel bosco delle soluzioni Part2”, presso la Relax Gallery & Books di Roma.

Nel dicembre 2008 ha realizzato nuovi gioielli ispirati ad ulteriori decorazioni muliebri di reperti dell’antica Lavinium, anch’essi conservati nel Museo Archeologico di Pratica di Mare.

Nel corso del 2009 è stato compreso nella serie di artisti presenti nel libro Artisti a Pomezia (ed. Gangemi, Roma) di Daniela De Angelis, presentando una serie di sculture ed un video sulle sue opere realizzato da Leonardo Carrano.

Come docente dell’ISA “Pomezia” ha curato per anni un proficuo rapporto con il Museo Archeologico di Pratica di Mare, realizzando nel 2007 una mostra di opere di suoi allievi per fornire un poster di rappresentanza al museo ed ha realizzato con le sue classi per vari anni i calendari annuali dell’istituzione museale, decorati da disegni ispirati alle antiche opere.

Nel corso dell’estate del 2010 ha esposto le sue sculture sia negli spazi interni che in quelli esterni della torre-arengario di Concezio Petrucci realizzata nel 1939, nell’ambito della mostra Pomezia- Uno sguardo odierno, tenutasi presso la Torre Civica.

Nella primavera del 2011 ha eseguito una serie di sculture in legno e metallo ispirate al mare e comprese nella sua mostra personale I talk to the sea -Opere di Nazzareno Flenghi, tenutasi nello spazio espositivo dell’ISA “Pomezia”.

Nel corso del mese di maggio del 2011 ha esposto alcune sue opere presso il Centro Olimpya di Pomezia nel corso di una mostra collettiva di arte contemporanea.

Nella primavera del 2012 esporrà una sua installazione presso il Parco della Raccolta Manzù di Ardea composta da alberi di ulivo, intitolata “… E di fiori odorata arbore amica”, con un chiaro riferimento al carme “Dei Sepolcri” di Foscolo, instaurando un dialogo tra il giardino del museo e la dimensione astratta della scultura contemporanea di tipo commemorativo.

Vive e lavora a Pomezia.

CRITICA

“Le opere dell’artista Nazzareno Flenghi presentano come unico materiale il legno. (…) Il legno più utilizzato dall’artista è l’ulivo; esso, sia nell’antica Grecia che nell’antica Roma, aveva una valenza simbolica di pace, così come nella Bibbia. (…) Questo ci dimostra quanto l’opera di un artista contemporaneo, dedito all’astratto, si leghi in realtà al passato. L’arte di oggi è più che mai memore dell’antico e ci porta a considerare che tutta l’arte è stata contemporanea”.

(Christian Spiti, con la collaborazione di Marzia Orchelli e Maria Letizia Satta)

“Figura dei due mondi, collegamento tra cielo e terra, metafora di vite e simboli, l’albero da sempre affolla la mitologia e l’arte. (…) Nelle sculture lignee di Nazzareno Flenghi i rami vengono raccolti, amorevolmente conservati e poi, nel giusto momento, tesi, incurvati, costretti ad una nuova armonia rispetto a quella iniziale, rispondenti ad altri gusti ed esigenze, opposta ma consequenziale rispetto a quella della natura. In queste opere l’albero ed il suo ramo perdono in maestosità per acquisire in grazia, leggerezza, trasparenza, apparentemente non recando traccia della fatica costata all’artefice (…). Il gioco del riconoscimento delle forme è sopravanzato dall’individuazione di un ritmo altro subitaneamente individuato dall’artista e poi creato nel chiuso di un laboratorio, lontano dalla luce, dai profumi, dalla presenza del bosco, uno studio interrato e senza finestre, spazio necessario per la creazione dell’oggetto artificiale che già esisteva ma non in quella stessa forma e che scaturisce dalle profondità dell’inconscio.

I richiami vanno naturalmente all’Arte Povera, alla Land Art, ma Nazzareno Flenghi lavora lontano da gruppi e schieramenti, in questo inizio di XXI secolo che comprende e supera tutte le scuole, tutte le tendenze, a favore di un dilagante eclettismo.

Appare piuttosto rivelatore il gioco delle mani dell’artefice nel momento in cui individua il ramo atto a prestarsi all’opera di trasformazione, un gioco rude eppure delicatissimo, una costrizione tenace e dolce che diventa una morsa senza darlo ad intendere, in modo quasi inavvertibile. È una pratica che risente dello studio effettuato con i suoi maestri dell’Accademia ed in particolare del suo lavoro sotto la guida di Santoro, dei richiami concettuali accanto all’irresistibile appello della materia che è proprio ad ogni scultore. (…)

(Daniela De Angelis)

Sandro Scarmiglia, Blera: Nazzareno Flenghi è uno scultore e orafo romano che lavora con il legno, plastiche e metalli, componendo ramificazioni aeree che volteggiano nell’aria e dialogano con l’ambiente che le circonda. Le sue opere si connotano per la loro leggerezza, esse seguono il ritmo del vento, rispondono al clima del momento, non sono mai uguali ma continuamente mutevoli e cangianti. Spesso i legni sono curvati, colorati, spezzati o posti in tensione, altre volte si agglomerano creando forme nuove e sorprendenti.

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